fonti francescane
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Il cantico delle creature |
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Il sultano di Babilonia e la prostituta |
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Il lupo di Gubbio |
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Audite Poverelle |
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Divina Commedia - Paradiso, Canto XI |
idem |
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Il trattato dei miracoli |
Tractatus de miraculis Beati Francisci |
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Nelle paludi di Venezia Francesco si fermò e tutto tacque |
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La regola |
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La predica della perfetta letizia |
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La morte di Francesco |
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Salmo |
avvicinarsi a san Francesco significa avvicinarsi ad uno dei più grandi poeti della letteratura italiana, indipendentemente dalla devozione
A leggere tutto, e molto attentamente, è stata Luisa. Si è sobbarcata un impegno davvero fuori del comune: circa duemila pagine delle fonti francescane lette e rilette per arrivare a redigere dei testi credibili. Io poi ho fatto la scelta definitiva, senza nessun criterio particolare se non quello dell'istinto, dell'immediatezza, del piacere di quello che mi piace.
(Angelo, da un'intervista del 2000)
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Al
tempo che santo Francesco dimorava nella città di Agobbio nel contado di
Agobbio appari un lupo grandissimo, terribile e feroce, il quale non solamente
divorava gli animali ma eziandio gli uomini, in tanto che tutti i cittadini
stavano in gran paura, però che spesse volte s'appressava alla città, e tutti
andavano armati quando uscivano della città, come s'eglino andassono a
combattere; e con tutto ciò non si poteano difendere da lui, chi in lui si
scontrava solo. E per paura di questo lupo e' vennono a tanto, che nessuno era
ardito d'uscire fuori della terra.
Per
la qual cosa avendo compassione santo Francesco agli uomini della terra, sì
volle uscire fuori a questo lupo, bene che li cittadini al tutto non gliel
consigliavano; e facendosi il segno della santissima croce, uscì fuori della
terra egli co' suoi compagni, tutta la sua confidanza ponendo in Dio. E
dubitando gli altri di andare più oltre, santo Francesco prese il cammino
inverso il luogo dove era il lupo. Ed ecco che, vedendo molti cittadini li quali
erano venuti a vedere cotesto miracolo, il detto lupo si fa incontro a santo
Francesco, con la bocca aperta; ed appressandosi a lui, santo Francesco gli fa
il segno della croce, e chiamollo a sé e disse così: “Vieni qui, frate lupo,
io ti comando dalla parte di Cristo che tu non facci male né a me né a
persona”. Mirabile cosa a dire! Immantanente che santo Francesco ebbe fatta la
croce, il lupo terribile chiuse la bocca e ristette di correre: e fatto il
comandamento, venne mansuetamente come agnello, e gittossi alli piedi di santo
Francesco a giacere. E santo Francesco gli parlò così:
“Frate
lupo, tu fai molti danni in queste partì, e hai fatti grandi malifici,
guastando e uccidendo le creature di Dio sanza sua licenza; e non solamente hai
uccise e divorate le bestie, ma hai avuto ardire d'uccidere uomini fatti alla
immagine di Dio; per la qual cosa tu se' degno delle forche come ladro e omicida
pessimo, e ogni gente grida e mormora di te, e tutta questa terra t'è nemica.
Ma io voglio, frate lupo, far la pace fra te e costoro, sicché tu non gli
offenda più, ed eglino ti perdonino ogni passata offesa, e né li omini né li
canti ti perseguitino più”. E dette queste parole, il lupo con atti di corpo
e di coda e di orecchi e con inchinare il capo mostrava d'accettare ciò che
santo Francesco dicea e di volerlo osservare. Allora santo Francesco disse:
“Frate lupo, poiché ti piace di fare e di tenere questa pace, io ti prometto
ch'io ti farò dare le spese continuamente, mentre tu viverai, dagli uomini di
questa terra, sicché tu non patirai più fame; imperò che io so bene che per
la fame tu hai fatto ogni male. Ma poich'io t'accatto questa grazia, io voglio,
frate lupo, che tu mi imprometta che tu non nocerai a nessuna persona umana né
ad animale, promettimi tu questo?”. E il lupo, con inchinate di capo, fece
evidente segnale che 'l prometteva. E santo Francesco sì dice: “Frate lupo,
io voglio che tu mi facci fede di questa promessa, acciò ch'io me ne possa bene
fidare”. E distendendo la mano santo Francesco per ricevere la sua fede, il
lupo levò su il piè ritto dinanzi, e dimesticamente lo puose sopra la mano di
santo Francesco, dandogli quello segnale ch'egli potea di fede.
E
allora disse santo Francesco: “Frate lupo, io ti comando nel nome di Gesù
Cristo, che tu venga ora meco sanza dubitare di nulla, e andiamo a fermare
questa pace al nome di Dio”. E il lupo ubbidiente se ne va con lui a modo
d'uno agnello mansueto, di che li cittadini, vedendo questo, fortemente si
maravigliavano. E subitamente questa novità si seppe per tutta la città, di
che ogni gente maschi e femmine, grandi e piccoli, giovani e vecchi, traggono
alla piazza a vedere il lupo con santo Francesco. Ed essendo ivi bene raunato
tutto 'l popolo, levasi su santo Francesco e predica loro dicendo, tra l'altre
cose, come per li peccati Iddio permette cotali cose e pestilenze, e troppo è
più pericolosa la fiamma dello inferno la quale ci ha a durare eternalemente
alli dannati, che non è la rabbia dello lupo, il quale non può uccidere se non
il corpo: “quanto è dunque da temere la bocca dello inferno, quando tanta
moltitudine tiene in paura e in tremore la bocca d'un piccolo animale. Tornate
dunque, carissimi, a Dio e fate degna penitenza de' vostri peccati, e Iddio vi
libererà del lupo nel presente e nel futuro dal fuoco infernale”. E fatta la
predica, disse santo Francesco: “Udite, fratelli miei: frate lupo, che è qui
dinanzi da voi, sì m'ha promesso, e fattomene fede, di far pace con voi e di
non offendervi mai in cosa nessuna, e voi gli promettete di dargli ogni dì le
cose necessarie; ed io v'entro mallevadore per lui che 'l patto della pace egli
osserverà fermamente”. Allora tutto il popolo a una voce promise di
nutricarlo continuamente. E santo Francesco, dinanzi a tutti, disse al lupo:
“E tu, frate lupo, prometti d'osservare a costoro il patto della pace, che tu
non offenda né gli uomini, né gli animali né nessuna creatura?”. E il lupo
inginocchiasi e inchina il capo e con atti mansueti di corpo e di coda e
d'orecchi dimostrava, quanto è possibile, di volere servare loro ogni patto.
Dice santo Francesco: “Frate lupo, io voglio che come tu mi desti fede di
questa promessa fuori della porta, così dinanzi a tutto il popolo mi dia fede
della tua promessa, che tu non mi ingannerai della mia promessa e malleveria
ch'io ho fatta per te”. Allora il lupo levando il piè ritto, sì 'l puose in
mano di santo Francesco. Onde tra questo atto e gli altri detti di sopra fu
tanta allegrezza e ammirazione in tutto il popolo, sì per la divozione del
Santo e sì per la novità del miracolo e sì per la pace del lupo, che tutti
incominciarono a gridare al cielo, laudando e benedicendo Iddio, il quale si
avea loro mandato santo Francesco, che per li suoi meriti gli avea liberati
dalla bocca della crudele bestia.
E
poi il detto lupo vivette due anni in Agobbio, ed entravasi dimesticamente per
le case a uscio a uscio, sanza fare male a persona e sanza esserne fatto a lui;
e fu nutricato cortesemente dalla gente, e andandosi così per la terra e per le
case, giammai nessuno cane gli abbaiava drieto. Finalmente dopo due anni frate
lupo sì si morì di vecchiaia, di che li cittadini molto si dolsono, imperò
che veggendolo andare così mansueto per la città, si raccordavano meglio della
virtù e santità di santo Francesco.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen
dai Fioretti, la predica della perfetta letizia.
E
durando questo modo di parlare bene di due miglia, frate Lione, con grande
ammirazione il domandò e disse: “Padre, io ti priego dalla parte di Dio che
tu mi dica dove è perfetta letizia”. E santo Francesco sì gli rispuose:
“Quando noi saremo a santa Maria degli Agnoli, così bagnati per la piova e
agghiacciati per lo freddo e infangati di loto e afflitti di fame, e picchieremo
la porta dello luogo, e 'l portinaio verrà adirato e dirà: Chi siete voi? e
noi diremo: Noi siamo due de' vostri frati; e colui dirà: Voi non dite vero,
anzi siete due ribaldi ch'andate ingannando il mondo e rubando le limosine de'
poveri; andate via; e non ci aprirà, e faracci stare di fuori alla neve e
all'acqua, col freddo e colla fame infino alla notte; allora se noi tanta
ingiuria e tanta crudeltà e tanti commiati sosterremo pazientemente sanza
turbarcene e sanza mormorare di lui, e penseremo umilmente che quello portinaio
veramente ci conosca, che Iddio il fa parlare contra a noi; o frate Lione,
iscrivi che qui è perfetta letizia. E se anzi perseverassimo picchiando, ed
egli uscirà fuori turbato, e come gaglioffi importuni ci caccerà con villanie
e con gotate dicendo: Partitevi quinci, ladroncelli vilissimi, andate allo
spedale, ché qui non mangerete voi, né albergherete; se noi questo sosterremo
pazientemente e con allegrezza e con buono amore; o frate Lione, iscrivi che
quivi è perfetta letizia. E se noi pur costretti dalla fame e dal freddo e
dalla notte più picchieremo e chiameremo e pregheremo per l'amore di Dio con
grande pianto che ci apra e mettaci pure dentro, e quelli più scandolezzato dirà:
Costoro sono gaglioffi importuni, io li pagherò bene come son degni; e uscirà
fuori con uno bastone nocchieruto, e piglieracci per lo cappuccio e gitteracci
in terra e involgeracci nella neve e batteracci a nodo a nodo con quello
bastone: se noi tutte queste cose sosterremo pazientemente e con allegrezza,
pensando le pene di Cristo benedetto, le quali dobbiamo sostenere per suo amore;
o frate Lione, iscrivi che qui e in questo è perfetta letizia. E però odi la
conclusione, frate Lione. Sopra tutte le grazie e doni dello Spirito Santo, le
quali Cristo concede agli amici suoi, si è di vincere se medesimo e volentieri
per lo amore di Cristo sostenere pene, ingiurie e obbrobri e disagi; imperò che
in tutti gli altri doni di Dio noi non ci possiamo gloriare, però che non sono
nostri, ma di Dio, onde dice l'Apostolo: Che hai tu, che tu non abbi da Dio?
e se tu l'hai avuto da lui perché te ne glorii come se tu l'avessi da te? Ma
nella croce della tribolazione e dell'afflizione ci possiamo gloriare, però che
dice l'Apostolo: Io non mi voglio gloriare se non nella croce del nostro
Signore Gesù Cristo”.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen
Santo
Francesco istigato dallo zelo della fede di Cristo e dal desiderio del martirio,
andò una volta oltremare con dodici suoi compagni santissimi, ritti per andare
al Soldano di Babilonia. E giugnendo in alcuna contrada di Saracini, ove si
guardavano i passi da certi sì crudeli uomini, che nessuno de' cristiani, che
vi passasse, potea iscampare che non fosse morto: e come piacque a Dio non
furono morti, ma presi, battuti e legati furono e menati dinanzi al Soldano. Ed
essendo dinanzi a lui santo Francesco, ammaestrato dallo Spirito Santo predicò
sì divinamente della fede di Cristo, che eziandio per essa fede egli voleano
entrare nel fuoco. Di che il Soldano cominciò avere grandissima divozione in
lui, sì per la costanza della fede sua, sì per lo dispregio del mondo che
vedea in lui, imperò che nessuno dono volea da lui ricevere, essendo
poverissimo, e sì eziandio per lo fervore del martirio, il quale in lui vedeva.
Da quel punto innanzi il Soldano l'udiva volentieri, e pregollo che spesse volte
tornasse a lui, concedendo liberamente a lui e a' compagni ch'eglino potessono
predicare dovunque e' piacesse a loro. E diede loro un segnale, per lo quale
egli non potessono essere offesi da persona.
Avuta
adunque questa licenza così libera, santo Francesco mandò quelli suoi eletti
compagni a due a due in diverse partì di Saracini a predicare la fede di
Cristo; ed egli con uno di loro elesse una contrada, alla quale giugnendo entrò
in uno albergo per posarsi. Ed ivi si era una femmina bellissima del corpo ma
sozza dell'anima, la quale femmina maldetta richiese santo Francesco di peccato.
E dicendole santo Francesco: “Io accetto, andiamo a letto”; ed ella lo
menava in camera. E disse santo Francesco: “Vieni con meco, io ti menerò a
uno letto bellissimo”. E menolla a uno grandissimo fuoco che si facea in
quella casa; e in fervore di spirito si spoglia ignudo, e gittasi allato a
questo fuoco in su lo spazzo affocato, e invita costei che ella si spogli e vada
a giacersi con lui in quello letto ispiumacciato e bello. E istandosi così
santo Francesco per grande ispazio con allegro viso, e non ardendo né punto
abbronzando, quella femmina per tale miracolo ispaventata e compunta nel cuor
suo, non solamente sì si penté del peccato e della mala intenzione, ma
eziandio si convertì perfettamente alla fede di Cristo, e diventò di tanta
santità, che per lei molte anime si salvarono in quelle contrade.
Alla
perfine, veggendosi santo Francesco non potere fare più frutto in quelle
contrade, per divina revelazione sì dispuose con tutti li suoi compagni di
ritornare tra i fedeli; e raunatili tutti insieme, ritornò al Soldano e
prendette commiato da lui. E allora gli disse il Soldano: “Frate Francesco, io
volentieri mi convertirei alla fede di Cristo, ma io temo di farlo ora: imperò
che, se costoro il sentissino, eglino ucciderebbono te e me con tutti li tuoi
compagni, e conciò sia cosa che tu possa ancora fare molto bene, e io abbia a
spacciare certe cose di molto grande peso, non voglio ora inducere la morte tua
e la mia; ma insegnami com'io mi possa salvare: io sono apparecchiato a fare ciò
che tu m'imponi”. Disse allora santo Francesco: “Signore, io mi parto ora da
voi, ma poi ch'io sarò tornato in mio paese e ito in cielo, per la grazia di
Dio, dopo la morte mia, secondo che piacerà a Dio, ti manderò due de' miei
frati da' quali tu riceverai il santo battesimo di Cristo, e sarai salvo,
siccome m'ha rivelato il mio Signore Gesù Cristo. E tu in questo mezzo ti
sciogli d'ogni impaccio, acciò che quando verrà a te la grazia di Dio, ti
muovi apparecchiato a fede e divozione”. E così promise di fare e fece.
Fatto
questo, santo Francesco torna con quello venerabile collegio de' suoi compagni
santi; e dopo alquanti anni santo Francesco per morte corporale rendé l'anima a
Dio. E 'l Soldano infermando si aspetta la promessa di santo Francesco, e fa
istare guardie a certi passi, e comanda che se due frati v'apparissono in abito
di santo Francesco, di subito fussino menati a lui. In quel tempo apparve santo
Francesco a due frati e comandò loro che sanza indugio andassono al Soldano e
procurino la sua salute, secondo che gli avea promesso. Li quali frati subito si
mossono, e passando il mare, dalle dette guardie furono menati al Soldano. E,
veggendoli, il Soldano ebbe grandissima allegrezza e disse: “Ora so io
veramente che Iddio ha mandato a me li servi suoi per la mia salute, secondo la
promessa che mi fece santo Francesco per revelazione divina”. Ricevendo
adunque informazione della fede di Cristo e 'l santo battesimo dalli detti
frati, così ringenerato in Cristo sì morì in quella infermità e fu salva
l'anima sua per meriti e per orazioni di santo Francesco.
A
laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.