Ninna nanna

 

MARY HAMILTON

commento di Riccardo Venturi

La ricerca della Mary Hamilton storica si è rivelata appassionante, ma non ha portato ad alcun risultato concreto. Esisteva in effetti un gruppo di ancelle di Maria Stuarda, chiamato popolarmente "Le quattro Marie", ma non ne faceva parte alcuna Mary Hamilton. Il suo delitto ed il suo castigo, tuttavia, sembrano ricalcare uno scandalo avvenuto durante il regno di Maria Stuarda, che coinvolse una servitrice francese giustiziata per aver ucciso suo figlio appena nato. Non fu Darnley, il principe consorte (ovvero "il più nobile di tutti gli Stuart"), bensì il farmacista di corte (ovvero il capo della servitù) ad essere complice della francese, sia nell'amore che nel crimine. Il fatto accadde nel 1563. Nel 1719 una bella damigella d'onore alla corte di Pietro il Grande, scozzese di nascita e chiamata appunto Mary Hamilton, fu decapitata per infanticidio. Altre circostanze di questo fatto, oltre al nome, si rispecchiano nella ballata: ad esempio, la ragazza si rifiutò di salire sul patibolo vestita in modo sobrio. Il suo amante, poi, era anch'egli un nobile cortigiano. Saremmo tentati di considerare la ballata nient'altro che una rielaborazione degli avvenimenti russi del 1719, se non fosse per il non trascurabile fatto che essa era già stata udita in Scozia ben prima di quell'anno. Tale versione attribuiva probabilmente il delitto alla servitrice francese ad una delle "quattro Marie"; forse qui può aver giocato anche il fatto che, in Scozia, il termine mary indica genericamente una servitrice o una dama di compagnia. In effetti, esiste una versione di Mary Hamilton (Child, IV, 509) in cui la ragazza è chiamata semplicemente Marie ed il suo amante è un "erborista", ovvero il farmacista di corte degli annali criminali. Verosimilmente, le notizie provenienti da San Pietroburgo e l'intrepido comportamento dell'autentica Mary Hamilton sul patibolo della lontana Russia "catturarono" talmente l'immaginazione degli scozzesi, che l'antica ballata fu rimessa in auge ed adattata alla nuova eroina.

Il Ballad Book di Cecil K. Sharpe (1823, p. 18) contiene il testo che qui presentiamo. Una versione più tarda della ballata, consistente nel solo "ultimo discorso" sul patibolo, è una delle più note Last Goodnight Ballads. L'aria autentica è stata conservata da Greig, p. 109, ed è stata naturalmente utilizzata da Joan Baez per la sua versione (in The Joan Baez Ballad Book, II) nonchè ripresa da Angelo Branduardi per la sua versione italiana, nella quale però il nome della protagonista non è menzionato.

 

MARY HAMILTON

 

Word's gane to the kitchen,

And word's gane to the ha’

That Mary Hamilton gangs wi bairn

To the hichest Stewart of a’.

 

He's courted her in the kitchen,

He's courted her in the ha’,

He's courted her in the laigh cellar

And that was warst of a’!

 

She's tyed it in her apron

And she's thrown it in the sea;

Says, "Sink ye, swim ye, bonny wee babe!

You’l ne’er get mair o’ me."

 

Down then cam the auld queen,

Goud tassels tying her hair:

"O Marie, where's the bonny wee babe

That I heard greet sae sair?"

 

"There was never a babe intill my room,

As little designs to be;

It was but a touch o my sair side

Come o'er my fair bodie."

 

"O Marie, put on your robes o’ black,

Or else your robes o’ brown,

For ye maun gang wi’ me the night

To see fair Edinbro’ town."

 

"I winna put on my robes o’ black,

Nor yet my robes o’ brown,

But I’ll put on my robes o’ white

To shine through Edinbro’ town."

 

When she gaed up the Cannogate,

She laugh'd loud laughters three;

But whan she cam down the Cannogate

The tear blinded her ee.

 

When she gaed up the Parliament stair,

The heel cam aff her shee;

And lang or she cam down again

She was condemned to dee.

 

Whan she cam down the Cannogate,

The Cannogate sae free,

Many a ladie look'd o'er her window

Weeping for this ladie.

 

"Ye need nae weep for me", she says,

"Ye need nae weep for me;

For had I not slain mine own sweet babe,

This death I wadna dee.

 

"Bring me a bottle of wine", she says,

"The best that e'er ye hae,

That I may drink to my weil-wishers,

An they may drink to me.

 

"Here's a health to the jolly sailors,

That sail upon the main;

Let them never let on to my father and mother,

But what I'm coming hame.

 

"Here's a health to the jolly sailors,

That sail upon the sea;

Let them never let on to my father an mother

That I cam here to dee.

 

"O little did my mother think

The day she cradled me,

What lans I was to travel through,

What death I was to dee.

 

"O little did my father think,

The day he held up me,

What lands I was to travel through,

What death I was to dee.

 

"Last night I wash'd the queen's feet,

An gently laid her down;

And a’ the thanks I’ve gotten the night,

To be hang’d in Edinbro’ town.

 

"Last nicht there was four Maries,

The nicht there'l bee bit three;

There was Marie Seton, an Marie Beton,

And Marie Carmichael, and me."

 

MARY HAMILTON

 

La voce è passata in cucina,

La voce è passata in sale

Che Mary Hamilton aspetta un figlio

Dal più nobile degli Stuart.

 

L'ha corteggiata in cucina,

L'ha corteggiata in sala;

Ma poi l'ha corteggiata in cantina

Ed è la peggior cosa di tutte!

 

L'ha avvolto nel suo grembiule

E poi l'ha gettato in mare

Dicendo, "Nuota o annega, bel bambino!

Di me non saprai più niente."

 

Allora scese la Regina madre

Con l'oro intrecciato nei capelli:

"Mary, dov'è il bel bambino

Che ho udito pianger così forte?"

 

"Non c'era nessun bimbo nella stanza,

E non ce ne saranno mai;

Era solo un dolore al fianco

Che ha colpito il mio bel corpo."

 

"Mary, mettiti il vestito nero

Oppure il vestito marrone;

Stasera dobbiamo andare

A visitar la bella Edimburgo."

 

"Non mi metterò il vestito nero

E neanche quello marrone;

Mi metterò il vestito bianco

Per esser splendida a Edimburgo."

 

Quando salì sul Cannogate

Rise forte tre volte,

Ma quando scese dal Cannogate

Le si empiron gli occhi di pianto.

 

Quando salì lo scalone del Parlamento

La scarpa le uscì dal calcagno;

E quando ne ridiscese

Fu condannata a morte.

 

Quando scese del Cannogate,

Il Cannogate così vivace,

Molte dame guardavano alla sua finestra

In lacrime per quella signora.

 

"Non piangete per me", disse,

"Non dovete piangere per me;

Se non avessi ucciso il mio bel bambino

Non sarei dovuta morire così.

 

"Portatemi una bottiglia di vino", disse,

"La migliore bottiglia che avete,

Per bere alla salute dei miei carnefici

E perchè loro possan bere alla mia.

 

"Un brindisi per i bravi marinai

Che navigano per l'oceano;

Non dite a mio padre e a mia madre

Che a casa io non tornerò.

 

"Un brindisi per i bravi marinai

Che navigano per l'oceano;

Non dite a mio padre e a mia madre

Che qua son venuta a morire.

 

"Certo non pensava mia madre

Quando mi dondolava nella culla

Alle terre che avrei attraversato

Ed alla morte che mi sarebbe toccata.

 

"E certo non pensava mio padre

Quando mi prendeva in collo

Alle terre che avrei attraversato

Ed alla morte che mi sarebbe toccata.

 

"Ieri sera lavavo i piedi alla Regina,

E dolcemente la mettevo a letto;

E la ricompensa che ne ho avuto stasera

È d'essere impiccata a Edimburgo!

 

"Ieri sera c'erano quattro Mary,

Stasera non ce ne saranno che tre;

C'era Mary Seton e Mary Beton,

E Mary Carmichael, ed io."

 

 

 

Da http://www.geocities.com/Vienna/6016/cilieori.html