L'INFINITAMENTE
PICCOLO
dalle Fonti Francescane, adattamenti di Luisa
A
te solo Buon Signore
Si
confanno gloria e onore
A
Te ogni laude et benedizione
A
Te solo si confanno
Che
l’altissimo Tu sei
E
null’omo degno è
Te
mentovare.
Si
laudato Mio Signore
Con
le Tue creature
Specialmente
Frate Sole
E
la sua luce.
Tu
ci illumini di lui
Che
è bellezza e splendore
Di
Te Altissimo Signore
Porta
il segno.
Si
laudato Mio Signore
Per
sorelle Luna e Stelle
Che
Tu in cielo le hai formate
Chiare
e belle.
Si
laudato per Frate Vento
Aria,
nuvole e maltempo
Che
alle Tue creature dan sostentamento.
Si
laudato Mio Signore
Per
sorella nostra Acqua
Ella
è casta, molto utile
E
preziosa.
Si
laudato per Frate Foco
Che
ci illumina la notte
Ed
è bello, giocondo
E
robusto e forte.
Si
laudato Mio Signore
Per
la nostra Madre Terra
Ella
è che ci sostenta
E
ci governa
Si
laudato Mio Signore
Vari
frutti lei produce
Molti
fiori coloriti
E
verde l’erba.
Si
laudato per coloro
Che
perdonano per il Tuo amore
Sopportando
infermità
E
tribolazione
E
beati sian coloro
Che
cammineranno in pace
Che
da Te Buon Signore
Avran
corona.
Si
laudato Mio Signore
Per
la Morte Corporale
Chè
da lei nesun che vive
Può
scappare
E
beati saran quelli
nella
Tua volontà
che
Sorella Morte
non
gli farà male
IL SULTANO DI BABILONIA
E LA PROSTITUTA
Frate
Francesco partì una volta per oltremare
Fino
alle terre di Babilonia a predicare,
coi
suoi compagni sulla via dei Saracini
furono
presi e bastonati, i poverini!
Frate
Francesco parlò
E
così bene predicò
Che
il Gran Sultano ascoltò
E
molto lo ammirò,
lo
liberò dalle catene…
così
Francesco partì per Babilonia a predicare.
Frate
Francesco si fermò per riposare
Ed
una donna gli si volle avvicinare,
bello
il suo volto ma velenoso il suo cuore,
con
il suo corpo lo invitava a peccare.
Frate
Francesco parlò:
“Con
te io peccherò”
Nel
fuoco si distese,
le
braccia a lei protese.
Lei
si pentì, si convertì…
così
Francesco partì per Babilonia a predicare
Francesco
a quel tempo in Gubbio viveva
E
sulle vie del contado
Apparve
un lupo feroce
Che
uomini e bestie straziava
E
di affrontarlo nessuno più ardiva.
Di
quella gente Francesco ebbe pena,
della
loro umana paura,
prese
il cammino cercando
il
luogo dove il lupo viveva
ed
arma con sé lui non portava.
Quando
alla fine il lupo trovò
Quello
incontro si fece, minaccioso,
Francesco
lo fermò e levando la mano: ”Tu Frate Lupo, sei ladro e assassino,
su
questa terra portasti paura.
Fra
te e questa gente io metterò pace,
il
male sarà perdonato
da
loro per sempre avrai cibo
e
mai più nella vita avrai fame
che
più del lupo fa l’Inferno paura!”.
Raccontano
che così Francesco parlò
E
su quella terra mise pace
E
negli anni a venire del lupo
Più
nessuno patì.
“Tu
Frate Lupo, sei ladro e assassino
ma
più del lupo fa l’Inferno paura!”.
Audite
poverelle, dal Signor vocate
Ke
de multe parte et provincie
Sete
adunate,
Audite
poverelle, dal Signor vocate
Vivate
sempre en veritate
Ke
in obedientia moriate.
Non
guardate alla vita fora
Quella
dello spirito è migliora
Ve
prego per grande amore
Che
in povertà viviate.
Quelle
che son d’infermità gravate
E
l’altre che son fatigate
Ciascuna
lo sostenga in pace
E
serà in Cielo coronata.
DIVINA
COMMEDIA - PARADISO, CANTO XI
Intra
Tupino e l’acqua che discende
Del
colle eletto del beato Ubaldo,
fertile
costa s’altro monte pende,
onde
Perugia sente freddo e caldo
da
Porta Sole e diretro le piange
per
grave giogo Nocera con Gualdo
di
questa costa, là dov’ella frange
più
sua rattezza, nacque al mondo un Sole
come
fa questo talvolta il Gange.
Ma
perché io non proceda troppo chiuso,
Francesco
e Povertà per questi amanti
Prendi
oramai nel mio parlar diffuso.
La
lor concordia ed i lor lieti sembianti
Amore
e maraviglia e dolci sguardi
Facano
esser cagione di pensier santi:
tanto
che’l venerabile Bernardo
si
scalzò prima, e dietro a tanta pace
corse
e, correndo, gli parve di esser tardo.
Né
gli gravò viltà di cor le ciglia
Per
esser figlio di Pietro Bernardone,
né
per parer dispetto a maraviglia;
ma
regalmente sua dura intenzione
ad
Innocenzio aperse, e da lui ebbe
primo
sigillo a sua religione.
Poi
che la gente poverella crebbe
Dietro
a costui, la cui mirabil vita
Meglio
in gloria del ciel si canterebbe.
E
poi che, per la sete del martiro,
nella
presenza del Soldan superba
predicò
Cristo e gli altri che’l seguiro.
………………………………………
Nel
crudo sasso intra Tevere ed Arno
Da
Cristo prese l’ultimo sigillo.
Quando
a Colui ch’a tanto ben sortillo
Piacque
di trarlo suso alla mercede
Ch’el
meritò nel farsi pusillo
Ai
frati suoi, com’a giusta rede,
raccomandò
la donna sua più cara,
e
comandò che l’amassero a fede;
e
dal suo grembo l’anima preclara
mover
si volle, tornando al suo regno,
ed
al suo corpo non volle altra bara.
Villa
era un bambino ed era muto,
si
votò a Francesco e si svegliò cantando.
Il
giovane Mancino era in punto di morte,
di
Francesco chiamò il nome e fu guarito.
Il
mendicante Bartolomeo
All’ombra
di un noce si era addormentato,
quando
si destò che più non camminava,
per
grazia di Francesco fu guarito.
La
povera Sibilla era cieca e triste,
Bonomo
di Fano era lebbroso,
la
bella Ubertina soffriva il mal caduco,
nel
nome di Francesco furono guariti.
Ed
a Foligno il buon Nicolò,
straziato
dal dolore che più non sopportava,
si
votò a Francesco e con le sue gambe
ed
il cuor contento a casa fece ritorno.
Un
bambino a Capua cadde nel fiume,
alla
vita ritornò chè era già morto.
Un
giovane di Sessa fu travolto da un muro
Ma
Francesco lo svegliò prima dell’alba.
Maria
di Gagliano che aveva sete
Trovò
una fonte che era prodigiosa.
Una
donna di Narni che era indemoniata
Nel
segno della croce fu liberata.
Per
le febbri ardeva Gualtiero d’Arezzo
A
Francesco fece voto e fu guarito.
Ed
un figlio maschio ebbe Giuliana
Che
di malinconia si consumava.
In
terra di Spagna a San Facondo
Un
grande ciliegio si era inaridito,
la
gente del paese lo affidò a Francesco
e,
fiorito, a Primavera stupiva il mondo.
NELLE
PALUDI DI VENEZIA FRANCESCO SI FERMÒ E TUTTO TACQUE
Alle
paludi di Venezia poi Francesco arrivò
E
in compagnia di un altro frate
Le
attraversò…
Fu
tornando dall’Oriente
Che
in quel luogo si fermò,
venne
la sera e tempo fu di pregare.
Stormi
di uccelli neri
Sui
rami stavano
Ad
alta voce cantando…
Pareva
che quel fragore
Fosse
a lode
Del
loro Creatore.
Così
Francesco in quelle paludi
Con
gli uccelli volle pregare
Ed
in mezzo a quella folla
Si
incamminò…
Svaniva
tra quelle grida
L’eco
dei suoi passi,
la
voce della sua preghiera…
“Vi
prego di volere tacere”
Ed
il silenzio sulle paludi calò.
E
nessuno più cantò
Sinchè
Francesco smise di pregare
E
se ne andò…
Come
agnelli in mezzo ai lupi
Io
vi mando…
Con
candore di colomba,
con
l’astuzia del serpente
e
non portate borsa
né
mantello né calzari
e
non portate pane
né
bastone né denaro.
Lascerete
il padre,
la
madre ed i fratelli,
lascerete
i figli,
le
vostre case e i campi.
Non
cercate il lusso delle vesti
In
questo mondo,
amatevi
l’un l’altro,
tra
voi ditevi fratelli.
Per
servire voi veniste,
polvere
il denaro,
accogliete
nella gioia
l’uomo
che a voi venga,
sia
l’amico che il nemico,
il
ladro ed il brigante.
Nulla
vi trattenga,
vi
divida, vi separi.
LA
PREDICA DELLA PERFETTA LETIZIA
Era
il tempo dell’Inverno ormai
E
Francesco Perugina lasciò
Con
Leone camminava
Ed
un vento freddo li gelava.
E
Francesco nel silenzio
Alle
spalle di Leone chiamò:
“Può
essere santa la tua vita,
sappi
che non è letizia,
puoi
sanare i ciechi e caciare i demoni
dare
vita ai morti e parole ai muti,
puoi
sapere il corso delle stelle,
sappi
che non è letizia.
Quando
a Santa Maria si arriverà
E
la porta non si aprirà,
tormentati
dalla fame,
nella
pioggia a bagnarci staremo,
sopportare
il male senza mormorare,
con
pazienza e gioia saper sopportare.
Aver
vinto su te stesso
Sappi,
questa è letizia.
Ancora
non era notte,
il
Sabato dopo i Vespri
Frate
Francesco chinò il capo
Ed
al Signore tornò.
L’anima
sua come luce
Oltre
le nubi si levò
Come
una nave sulle acque
Nella
gloria dei cieli entrò
Ed
al calar delle ombre
Vennero
le allodole cantando,
sopra
le case roteando
stettero
a lungo gridando.
Ancora
non era notte,
il
Sabato dopo i Vespri
compiuto
in lui ogni mistero
Frate
Francesco spirò.
Giorno
e notte ho gridato,
Giorno
e notte ti ho cercato,
ora
guardami, soccorrimi,
che
nessuno più mi aiuta.
Nella
mia umiliazione,
la
mia immensa confusione,
chi
con me si rattristasse
invano
io cercai,
senza
trovare…
Io,
straniero ai miei fratelli,
pellegrino
per mia madre,
ho
guardato
ma
non c’era chi potesse
consolarmi…
tu
conosci i miei sentieri,
ora
veglia in mia difesa,
sono
stato calpestato,
che
il tuo aiuto
non
mi manchi…
La
mia voce ha gridato,
la
mia voce ha supplicato,
nella
polvere giacevo
ma
tu hai preso la mia mano,
mio
Signore!